venerdì 6 giugno 2008

Shiva

L'estate riporta venti lontani, dimenticati, nelle mie vene. Passioni sepolte, sopite, si risvegliano e scavano la mia pelle per uscire a rivedere le notti d'estate. Eppure sono qui, dove il giorno scivola nel buio, solo con le carezze di dita lontane e intorpidite, destato da voci filtrate dalle finestre che sgocciolano gli avanzi di pioggia sulla mia schiena dolorante.
Il piano delle mie ossa risuona nelle mani di pensieri resi saggi dal tempo; un motoscafo lontano è la mia fuga, stanotte, dal caldo che piove su Bologna.
Niente come le ali di altri possono sprofondarci nel freddo della terra: fin nelle orecchie sussulto nel vento, tintinnando, per la realtà spazzata da un uragano di sogni. La luce, ingabbiata, compiange il destino comune di un venerdì notte spento di stelle sempre più distanti.

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