giovedì 5 giugno 2008

Lei sa perché sono venuto in casa sua, nel suo quieto salotto corteggiato dal mezzogiorno...


Dopo una disquizidione amabile sui detersivi e
sulla pulizia e cura della casa... Claudia ha la coda di paglia.
Si sà, quando io dico che vado a casa perchè devo mettere in ordine
...non è che pulisco.
Rivoluziono l'ordine della materia.
Ovviamente il disordine viene creato per riordinare
e indubbiamente la disposizione dello spazio esterno
deve essere il perfetto riflesso del mio ordine interno.
Intimo.
Quindi la mia reazione nei confronti del mio
non-senso-di-colpa-casalingo è:
nè "voglio una casa Linda e Ordinata", come dice mia madre;
nè voglio diventare come "La Cugina Angela".
....dai, tutti abbiamo una Cugina Angela.
E' la classica zietta ottantenne col cappellino orrendo
piena di soldi ereditati e depressa
che vive sola in una appartamento centralissimo
fitto fitto di soprammobili inutili e centrini,
che da anni non si muovono di un millimetro scarso,
e alle pareti tante foto in bianco e nero
dei genitori
di lei giovane e brutta
e dell'amatissimo fratello... prete.


Lettera a una signorina a Parigi, Julio Cortàzar.

Andrée,
io non volevo venire ad abitare nel suo appartamento di via Suipacha.
Non tanto per i coniglietti, piuttosto perché mi addolora entrare in un ordine chiuso, costruito ormai fin nelle più sottili maglie dell'aria, quelle che in casa sua preservano la musica della lavanda, il volo di un piumino per la cipria, il gioco del violino con la viola nel quartetto di Rarà.
Mi amareggia entrare in un ambito dove qualcuno che vive in modo preciso e raffinato ha disposto tutto come in una reiterazione visibile della propria anima, qui i libri (da una parte in spagnolo, dall'altra in inglese e in francese), lì i cuscini verdi, in questo preciso punto del tavolino il portacenere di cristallo che sembra il frammento di una bolla di sapone, e sempre un profumo, un suono, un crescere di piante, una fotografia dell'amico morto, rituale di vassoi del tè e mollette per lo zucchero...
Oh, cara Andrée, com'è difficile opporsi, anche accettandolo con l'intera sottomissione del proprio essere, all'ordine minuzioso che una donna instaura nel luogo della sua lieve residenza. Quale colpa diventa il prendere una tazzina di metallo e spostarla all'altra estremità della tavola, posarla lì semplicemente perché uno è venuto con i suoi dizionari di inglese, e proprio da questa parte, a portata di mano, è dove dovranno stare. Muovere quella tazzina equivale a un orribile rosso improvviso nel bel mezzo di una modulazione di Ozenfant, come se di colpo tutte le corde dei contrabbassi si rompessero nello stesso tempo e con la stessa spaventosa staffilata nell'istante più silenzioso di una sinfonia di Mozart. Muovere quella tazzina altera il gioco di corrispondenze di tutta la casa, di ciascun oggetto con l'altro, di ciascun momento della sua anima con l'anima intera della casa e con la sua lontana inquilina. E io non posso avvicinare la mano a un libro, ridurre appena il cono di luce di una lampada, aprire il carillon, senza che un sentimento di oltraggio e di sfida mi attraversi gli occhi come uno stormo di passeri.

Incubo casa.

...sopratutto perchè:
1. il mondo è pieno di "principi Genji",
io ne ho sempre uno davanti agli occhi,
non fisicamente adesso... non andate ad indagare,
e di sfigate.
2.Mati mi ha dato l'okkey morale
per non-evitare di inserire anche codesta poesia:

In lingua originale:

APRISIONADA POR LA ESPUMA

I


Aprisionada en cárceles de espuma,
en la medida de tu cuerpo,
no veo pasar la noche,,
sólo veo el día
que entra por tus axilas transparentes
y te desnuda.

Veo, amor mío,
el lecho donde estamos
y compartimos
las dádivas,
los cielos...
Todo lo que nos negó y afirmó como lo que somos:
mil años de alegría corporal
y materia sin sombra
y palabras
que se dicen diurnamente porque vienen del aire
y hay que oírlas y decirlas
a través de los árboles
y en lo que no se escribe porque aún no se inventa su
nombre;
porque su júbilo
todavía no ha sido descubierto
y las flores de su alrededor
aún no son cosas del viento
(aún no han ido a un invierno ni regresado a la primavera).

II

Voy a tu cuerpo igual que ir a los ríos,
igual que van los ríos a los pájaros
y ellos al espacio desatado y florido.

Vengo de ti a la era
donde todo es de todos:
los que llegan, los que se han ido,
los que aún no han venido,
los que no volverán...

Porque eso es tu cuerpo:
un adentro, un afuera compartido
por mí y por el viento,
por el mar y los seres que lo guardan;
por el color y las embestidas del otoño,
y las andanzas del verano
¡que viste cosas silvestres
y es custodio de las abejas
y funde las hierbas en un crisol matutino,
en una prolongación de azucenas.



Eunice Odio nacque a San Josè in Costa Rica il 9 ottobre 1919 da una famiglia piccolo borghese della capitale e morì a Città del Messico il 23 marzo 1974....

Bellalì-bellalì...

3. sono al computer da tre ore
Tolla si domanderà se mi hanno riposto in uno scaffare con qualche libro, oramai.
il post è abbastanza lungo, i know.

1 commento:

Pachistrano ha detto...

Dunque...
Caspita, dei motivi interessanti...
La questione dell'ordine/disordine mi è sempre stata cara: sono convinto che il nostro ordine mentale, il nostro mondo si rifletta anche nell'ordine che diamo alle cose attorno a noi, anche se non perfettamente specularmente, ma distorto...
Poi...
Caspita!
Cortazar!!!
Hai mai letto Rayuela? E' un libro geniale! E lui era un genio!!!
E Genji monogatari... pensavo di essere uno dei pochi ragazzini abbastanza flippati col Giappone da leggerlo...
E Odio... minchia...
Sisi, begli spunti...

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