domenica 27 luglio 2008

Un Romeo Veronese è Un Romeo Campanilista.....


Da Romeo e Giulietta di William Shakespeare.
Ho scoperto che era già nelle intenzioni di Shakespeare
scrivere 4 righe per sottolineare il campanilismo Veronese...
E io che credevo non potesse starsene lontano dalla sua bella!
Ho sempre trovato stridente questa targa, almeno quanto il rumore del gesso sulla lavagna,
il rumore del gesso sulla lavagna nelle mani della maestra Luigina alle elementari.
Adesso la guardo allibita... Quando è vissuto Shakespeare???
fra il XVI e il XVII secolo... Merda.



« There is no world without Verona walls,
But purgatory, torture, hell itself.
Hence-banished is banish'd from the world,
And world's exile is death: then banished,
Is death mis-term'd: calling death banishment,
Thou cutt'st my head off with a golden axe,
And smilest upon the stroke that murders me »

« Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona:
c'è solo purgatorio, c'è tortura, lo stesso inferno;
bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo;
e l'esilio dal mondo vuol dir morte. E quindi
dire esilio è dire morte con altro termine, falso ed improprio;
e tu, a chiamar esilio la mia morte, mi mozzi il capo con un'ascia d'oro,
e sorridi del colpo che m'uccide. »


La risposta và trovata nei geni, cosi dice mia nonna...

Il miglior canto è quello dell'uccello che canta sul proprio albero genealogico, così dice Jodorosky.

Jacques Yonnet,
era consapevole che una città è fatta sopratutto del sangue delle persone che la abitano
(e in via accessoria del vino che bevono, ma questa è un altra storia...
più la Nostra, direi).

giovedì 24 luglio 2008

Barzelletta...

Verona, centro storico,
20 Luglio 20008,ore 18:00.
Ci sono una Rumena,
un'Albanese,
un Brasiliano,
una Veronese
e un Africano seduti al tavolo di un bar per un aperitivo.

La Rumena parla per prima,
è una ragazza bellissima,
giovane bionda, con gli occhi azzurrissimi,
dice:
io vorrei farmi un tatuaggio.
Vorrei tanto disegnarmi il simbolo di PLAY BOY qui,
sul fianco destro! E alza un poco la maglietta...
guarda il Brasiliano e chiede: ci sono tanti travestiti che girano per strada in Brasile???

La ragazza Albanese si mette a ridere, e prende la parola.
dice che è in italia da quattro anni:
Quando tre anni fà dissi a mia madre che uscivo con un ragazzo qui a Verona, Albanese anche lui, però del sud dell'Albania,
mia madre pianse e si mise a gridare dall'altra parte del telefono:
Basta!!! tu non lo devi piu vederere!!!
lo sai, loro sono diversi da noi, noi non li sopportiamo!!!
Ragionano in modo diverso, siamo incompatibili!!!
io e tuo padre siamo contro questa cosa...
sono passati tre anni e loro si stanno per sposare,
sua madre ignora che lui sia tutt'ora il suo ragazzo.

Questo le è venuto in mente oggi, perchè prendendo l'ordine al tavolo,
un uomo- "terrone", come dite qua voi in italia, mi ha chiesto:
-cos'è quella bandiera su quella facciata.
-non lo so signore...
-come non lo sà???
-non è lei qui di Verona?
-signore a dir la verità io non sono neanche italiana...
-AH, no??? e di dov'è???
-Albanese signore...
-Albanese???
l'espressione dell'uomo cambia e si fà sprezzante:
-IO ODIO GLI ALBANESI...
La moglie sobbalza sulla sedia -Caro, ma cosa dici???
...quando sono tornata al tavolo per chiudere il conto il signore mi ha detto un po imbarazzato:
-ecco, e questi sono per lei.
5 euro di mancia...
-Signore, se li tenga.
E me ne sono andata.
A qusto punto tuuti guardano l'Africano,
lui è chiaramente straniero in terra straniera: dicci la tua storia!
-No, no io sono nato là, ma sono stato adottato piccolissimo. Sono Veronese io. Nonm saprei giudicarmi altrimenti: i miei genitori, i miei nonni, i miei cugini, i miei amici sono di qua. Non c'è una storia da raccontare fuori da questa città...

okkey, chiarificato che l'Africano è il piu italiano di tutti messi assieme, il Brasiliano pensa che sia giunto il suo momento di parlare: io ho 26 anni e prima dei 24 non mi sono mai comprato neppure una camicia da solo. Nella mia casa, da mia madre e mio padre ero servito in tutto. non ho mai dovuto fare nulla per me...
poi, quando è morto mio padre io ho pensato fosse giunto il momento di cambiare.
sono venuto in italia a prendere la cittadinanza e con me avevo 2000 euro. l'affitto del mio appartamento costava 250 euro al mese. nel giro di poco tempo mi sono ritrovato senza soldi anche solo per mangiare, in tre mesi sono dimagrito 19kg. In brasile io ho fatto due università private, pagate dai miei genitori, mi sono laureato in "cuoco", io. Ecco io non lo volevo dire ma sono andato anche alla Caritas un giorno, per chiedere se avevano qualcosa da mangiare. non l'avevano, mi hanno detto... non l'avevano!
la prima volta che mi sono comprato le sigarette qui in italia il tabaccaio mi ha insultato: voi siete il problema dell'Itali!!!-ha detto.
Ma "va bene, va bene!!!" penso io!
Laciamo dire che Brasile è giungla, Brasile è scimmia, Brasile è travestiti! a questa gente non importa...
Cala il silenzio, lui guarda me che lo ascolto.
-tu sei diversa dagli altri, tu sei diversa in questa città.
E per la mia diversità comunque a volte discriminata -penso io- dalla mia città, dalla mia famiglia, dai miei amici, dai miei cari.

mercoledì 23 luglio 2008

Sono la sete della brace di tornare ramo

Sentite... non potevo sopportare di vedere che nessuno scrive, tutti spensierati per l'estate... Ma soprattutto c'è bisogno di cambiare ogni tanto i post...
Quindi...
Come mi pare ovvio sono tornato a soffrire di insonnia, visto che qui l'attività tende a spegnersi verso l'1. Lo zanio, ancora semi vuoto, aspetta il suo momento, sempre più vicino, in terra, accanto al sacco a pelo. La scelta dei libri è sempre il momento più sofferto.
Cerco, inutilmente, di affaticarmi durante il giorno.
Ieri sera, per passare il tempo, mi sono visto "Il cacciatore di aquiloni". Ovviamente avevo già iniziato a leggerlo... senza riuscire a finirlo... Troppo toccante. Ok, il film, a quanto pare, non è da meno. Sono riuscito a dormire bene dopo, comunque.

Ultimamente sono irrequieto.
Non c'è tranquillità per chi è già partito.
L'attesa dilata solo il desiderio.
Il mistero del viaggio, l'ansia di orizzonti nuovi, di nuvole diverse, di voci, costumi, colori, suoni e odori mai visti eppure già assaporati. Tutto questo turbina in ogni sguardo del viaggiatore che ha già lo zaino in spalla ma è trattenuto da qualcosa.
Non voglio essere trattenuto.
Non voglio che dei pensieri mi pungano la notte.
Non voglio che qualcuno mi faccia rigirare nel letto.
Non voglio fare fatica a respirare.
Insomma, ho bisogno che la strada cambi attorno a me, che il clima trascolori in una sfumatura di verde spento dal caldo, che si sciolga nelle spiagge rocciose e che si incendi in un tramonto vivo solo delle grida dei muezzin.

رجاء

Beh... carico lo zaino in spalla e sono pronto.

Poi, è il rullo dei giornali a battere il tempo della vita;
ma le falene a stento distinguono la luna dalle luci
e la mela non coglie la sua fine.
Così le giornate del tempo dilatato scivolano
nel nulla delle zanzare e dei libri non finiti.
Non parlo;
sono tra quelli anch'io,
che truccano le carte e crollano
nell'irrequieta gloria dell'incoscienza.

E così si inizia.

Dalla grata della mia angusta cella
vedo alberi sorridermi
tetti gremiti della mia gente
finestre che per me piangono e pregano
dalla grata della mia angusta cella
vedo la tua grande cella.

giovedì 17 luglio 2008

Avvistamenti estivi

Scusate l'intrusione improvvisa e -parafrasando Elena- telegrafica. STOP
Avvistata in Verbania La Destro o sua sosia STOP
Con mia enorme sorpresa e sconcerto STOP
Spero solo sosia che si presti a foto per i nostri fini ludici STOP
Tenterò di rintracciare STOP

mercoledì 16 luglio 2008

siracusa dreaming



Bergamo, mezza estate mezza sera.
Per quanto cerchi di scimmiottare Baricco o la Tamaro dalla tapparella a mezz'asta non galoppano i luminosi destrieri multicolore dell'arcobaleno, la brezza fresca non mi porta col pensiero alla verde Irlanda, nè tantomeno lo scirocco riesce a far vorticare gli orobici propilei in larghi gesti barocchi.
Allora mi volto, con lo sguardo ispirato alla Verlaine, ad osservare al di là della siepe leopardiana che è la finestra di questo pentalocale.
Vedo solo la colf dei vicini che, tra un geranio e l'altro, mi osserva come per dire " che cacchio vuoi ".

Desisto e mi spoglio della poesia che non mi s'addice, sposando una sana prosa lombarda, che qui si lavora e non si ha tempo per le smandolinate meridionali.
Ho lasciato una Bologna semideserta poco prima che gli ultimi, sparuti indigeni avessero deposto gli ultimi insetticidi davanti all'esercito invasore di zanzaroni geneticamente modificati dall'assunzione massiccia di bayer e off nèpuntinèunti, per tornare all'ovile provinciale.
Semideserto anch'esso, e in via di colonizzazione da parte dell'invincibile armata di invertebrati volanti.
A mò di benvenuto tra l'altro, una zanzara gerarca ha deciso di marchiarmi l'orecchio con una svastica prudente ( non nel senso di prudenza, ma di prurito ).

Ma non è questo che conta.
Quel che conta è la posizione di totale imbruttimento nella quale mi trovo ( e nella quale sguazzo, ca va sans dire ).
In sostanza mi ritrovo immerso fino alle volitive ascelle nella borghesia più improduttiva che proletario ricordi.
Mentre attendo il ritorno di qualche orobico disperso in giro per l'Europa, mi ritrovo sostanzialmente solitario per gran parte della giornata, che riempio, da buon operatore culturale, con qualsiasi medium mi capiti a tiro.
E allora ecco che la cara, vecchia televisione mi si dà peggio della liceale delle storielle con il suo bastimento di documentari e informazione giornalistica balneare, la stampa mi propone ottimi motivi per dichiararmi prigioniero politico, il cinema rimediato sul quindicipollici del portatile ( non sono abbastanza cinefilo per andare in sala da solo ) offre ottimi b-movies di italica stirpe e la rete delle reti tutto il resto, tra cui comunicare con una Sandy che ormai le manca solo la lupara e il postare le confessioni di una mente pericolosa su questo blog.

In questi giorni l'apogeo dello stress è rappresentato dall'impresa di prenotare uno stramaledetto bungalow in villaggi turistici affollatissimi, in alta stagione e con prezzi proibitivi, da un popolo che, secondo raitre o retequattro a seconda del colore del governo, è ormai per due terzi in stato di pressochè totale indigenza. Trattengo lo pfui a mezzabocca, poi non resisto e lo scrivo. Pfui.

Per il resto nulla di nuovo sul fronte nord-occidentale, a parte un ringraziamento all'ottico che è riuscito a dar forma, come un Michelangelo post-moderno, ai ray-ban praticamente nuovi sui quali mi ero seduto una sera pre-esame, non per populistico sfregio al Sistema e ai suoi stupidi status symbol ma per più semplice goffa imperizia.

Stay tuned che tanto qui di tempo per scrivere ne ho a pacchi.

Filostrato,
con una maglietta orrenda regalatagli da mammà

Pensieri di nulla

L'esatate sta scivolando via lentamente tra cieli azzurri e prati di quel verde brillante che sa di infinito, al suono di down by the seaside, che fà molto hawaiiano un pò retrò.
I pomeriggi afosi passati al riparo delle persiane, in camera a riflettere di nulla aspettando la sera, una coperta ed una birra pensando all'anno trascorso come ad un addio... Pensare che ciò che è stato non tornerà... La paura del futuro, il timore del cambiamento, di ciò che è sempre in forse, sono un chilosà detto con allegra malinconia...Ma la vita è così, non riesci a trovare un attimo di tregua, di felice stallo in ciò che hai, in ciò che hai costruito. Mi sento una casa dei ricordi, un reliquiario di belle esperienze, perchè quelle brutte, le tristezze passate, quando sono passate, prendono quella patina impermeabile che le rende meno dolorose. E cerchi di nasconderle in quell'ultimo cassetto di memoria che non si apre mai, che non vuoi aprire e che se apri richiudi sempre...Fuga, chiamiamola pure con il suo nome, anche se detto così fa brutto... Sembra qualcosa che non si dovrebbe fare, qualcosa di sbagliato, perchè i problemi vanno affrontati, non si possono evitare...Ma chi lo dice?! Ogni tanto un pò di rassegnazione ci vuole, ci sentiamo supereroi che possono agire su tutto, ma non è vero, certe cose sono più grandi di noi...Almeno più grandi di me, che dal mio metro e mezzo è già tanto se sono più alta di una formica. Con questo non voglio dire che trovo "giusto" lasciarsi scivolare le cose addosso in uno stato di passività cosciente, perchè alla lunga si arriva a sentirsi persone inermi, ma continuare ad arrancare in cerca di qualcosa a volte può essere deleterio. A riflettere troppo si arriva a perdere la spontaneità...
Spontaneità, un' altra bella parola, molto romantica...Ma che cozza con la vita di tutti i giorni, che viene stretta in una morsa di autocoscienza e utopia, tra quello che siamo e quello che vorremmo essere... Se riuscissimo ad essere quello che vorremmo, poi saremmo ancora noi? Il nostro istinto, le emozioni incontrollate, i nostri scatti d'ira/d'affetto, i momenti deliranti in cui di quello che pensano gli altri non te ne può fregare di meno, dove andrebbero a finire?! E' un discorso aperto, dove ogni pensiero si scontra con il suo opposto altrettanto valido... Dove trovare, come raggiungere un compromesso? non l'ho mai scoperto.
Oggi sono disfattista, domani chissà, avrò già cambiato idea... e che male c'è? La coerenza va bene, ma la vita non è coerente, è in divenire... e secondo me, divenire e coerenza non vanno molto d'accordo... Come cambiare rimanendo gli stessi?!

lunedì 14 luglio 2008

Farsi male con dell'acrilico secco è difficile, ma non impossibile

Beh, con le mani sporche mi fermo e scrivo. E' tornato il sole, finalmente, a Verbania.
E, inspiegabilmente, sono le otto.
Merda. Temo di aver perso una giornata intera su metà di quello che sto facendo.
Bah. Il vento sospira per me, ancora freddino dei temporali appena passati.
Chissà come mai, ma sento che ci sarebbe bisogno di qualcosa per dare un senso a questa giornata.
L'ordine che ho fatto è fittizio.
Ho ancora tutti i viaggi a partire da Praga da sistemare, tutte le cose che ho scritto da due anni a questa parte mai rilette. Insomma, si, sembra ordinata la stanza, e mi accontento.

Ok, pensavo di mettere una cosa che ho ritrovato dopo tanto tempo, ma forse non ne vale la pena...
Quindi...
Che si fa?
Qui ormai è ora di mangiare...
Vado avanti a scrivere fino a che non mi chiamano...
A commiserarmi per aver deciso troppo tardi e troppo male quel colore, che è caldo e sembra in primo piano quando non dovrebbe esserlo...
Lo raffredderò domani.
O sta notte, se viene boicottata lo stesso.
Il brutto è che non ho una casa MIA dove invitare la gente.
Mah...

E oggi, come si suol dire, è un'altro giorno.
Diciamo pure che in realtà non combino troppo. Ma leggo, scrivo, faccio ordine, restringo i libri un po' come Merlino, dipingo e mi ammazzo. Insomma, per usare un termine straniero ma molto in voga, relax.
Ma oggi, oggi, poco fa, insomma, è successa una cosa eccezionale. Dopo la solita uscita lampo, giusto il tempo di fare un po' il folle, con tutti che mi lasciano con le coppie e le coppie poi che mi lasciano a piedi nemmeno all'una, sono tornato a casa.
E, ora viene il bello, la mia stanza era l'unica illuminata.
Dalla luna.
Sì, la luna era entrata in camera correndo lungo il sentiero di riflessi che se leggerete Roverandom capirete come si fa a percorrere e illuminava la mia stanza.
A dire il vero la illumina tutt'ora.
In effetti sto scrivendo a lume di luna.
Insomma, le cronache verbanesi non sono così emozionanti e piene di avvenimenti.
Ma di sicuro aiutano a ubriacarsi di luce di stele, lucciole ed erba appena tagliata.
Il mondo non mancherà di stupirci, di farci sentire vecchi, giovani, questo e quello, ma alla fine...
Attore: Niente…proprio niente…
Scrittore: Cosa?
Attore: Senza senso. E’ vuoto.
Scrittore: Il finale.
Attore: Certo. Di che altro stavamo parlando? Del finale.
Scrittore: Stiamo sempre parlando del finale.
Attore: Perché è irrimediabile.
Scrittore: Ammetto che è poco soddisfacente.
Attore: Poco soddisfacente? Non è neanche credibile. Il trucco è di cominciare dal finale quando si scrive una commedia. Basta trovare un buon finale di effetto e poi si torna indietro, e si scrive il resto.
Scrittore: Ci ho provato. Ho fatto una commedia senza un inizio.
Attore: E’ assurdo.
Scrittore: Assurdo? Cosa è assurdo?
Attore: Ogni commedia deve avere un inizio, un centro e una fine.
Scrittore: Perché?
Attore: (con sicurezza) Perché tutto nella natura ha un inizio, un centro e una fine.
Scrittore: E il cerchio allora?

Non è per niente questo che volevo dire. Non è questo, per niente.

Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock
di Thomas Stearns Eliot

S'io credesse che mia risposta fosse
A persona che mai tornasse al mondo,
Questa fiamma staria senza più scosse.
Ma perciocché giammai di questa fondo
Non tornò vivo alcun, s'i' odo il vero,
Senza tema d'infamia ti rispondo.


Allora andiamo, tu ed io,
Quando la sera si stende contro il cielo
Come un paziente eterizzato disteso su una tavola;
Andiamo, per certe strade semideserte,
Mormoranti ricoveri
Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo
E ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche;
Strade che si succedono come un tedioso argomento
Con l'insidioso proposito
Di condurti a domande che opprimono...
Oh, non chiedere « Cosa? »
Andiamo a fare la nostra visita.

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri
Lambì con la sua lingua gli angoli della sera,
Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli,
Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini,
Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso,
E vedendo che era una soffice sera d'ottobre
S'arricciolò attorno alla casa, e si assopì.

E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

E di sicuro ci sarà tempo
Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
Tempo di volgere il capo e scendere la scala,
Con una zona calva in mezzo ai miei capelli -
(Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! »)
Con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento,
Con la cravatta ricca e modesta, ma asseríta da un semplice spillo -
(Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! »)
Oserò
Turbare l'universo?
In un attimo solo c'è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà

Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: -
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè;
Conosco le voci che muoiono con un morente declino
Sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Così, come potrei rischiare?
E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti -
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
E quando sono formulato, appuntato a uno spillo,
Quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro
Come potrei allora cominciare
A sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini? .
Come potrei rischiare?
E ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte -
Le braccia ingioiellate e bianche e nude
(Ma alla luce di una lampada avvilite da una leggera peluria bruna!)
E' il profumo che viene da un vestito
Che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate a un tavolo, o avvolte in uno scialle.
Potrei rischiare, allora?-
Come potrei cominciare?

. . . . . . . . . . . .

Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette
Ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe
D'uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre?...

Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli
Che corrono sul fondo di mari silenziosi

. . . . . . . . . . . . .

E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente!
Lisciata da lunghe dita,
Addormentata... stanca... o gioca a fare la malata,
Sdraiata sul pavimento, qui fra te e me.
Potrei, dopo il tè e le paste e, i gelati,
Aver la forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
Sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po' a perdere i capelli)
Portato su un vassoio,
lo non sono un profeta - e non ha molta importanza;
Ho visto vacillare il momento della mia grandezza,
E ho visto l'eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando,
E a farla breve, ne ho avuto paura.

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze, la marmellata e il tè,
E fra la porcellana e qualche chiacchiera
Fra te e me, ne sarebbe valsa la pena
D'affrontare il problema sorridendo,
Di comprimere tutto l'universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda che opprime,
Di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
Torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » -
Se una, mettendole un cuscino accanto al capo,
Dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire.
Non è questo, per niente. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,
Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento
E questo, e tante altre cose? -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
Ne sarebbe valsa la pena
Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle,
E volgendosi verso la finestra, dicesse:
« Non è per niente questo,
Non è per niente questo che volevo dire. »

. . . . . . . . . . .

No! lo non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo;
Io sono un cortigiano, sono uno
Utile forse a ingrossare un corteo, a dar l'avvio a una scena o due,
Ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo,
Deferente, felice di mostrarsi utile,
Prudente, cauto, meticoloso;
Pieno di nobili sentenze, ma un po' ottuso;
Talvolta, in verità, quasi ridicolo -
E quasi, a volte, il Buffone.

Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i pantaloni arrotolati in fondo.

Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca?
Porterò pantaloni di flanella bianca, e camminerò sulla spiaggia.
Ho udito le sirene cantare l'una all'altra.

Non credo che canteranno per me.

Le ho viste al largo cavalcare l'onde
Pettinare la candida chioma dell'onde risospinte:
Quando il vento rigonfia l'acqua bianca e nera.

Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare
Con le figlie del mare incoronate d'alghe rosse e brune
Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.

domenica 13 luglio 2008

E se mi rado il pube?

Come promesso inserisco la "canzone" (ci vule del coraggio a definirla tale) che, in un momento di delirio collettivo, è stata scritta a 8 mani o giù di li e che diventerà LA hit parade dell'estate...
"E se mi rado il pube?"
Yo te quiero merendero
Luisa Corna come Jacomo Agostin
Tu profumo m'è compagnero,
resti sempre un merendero.
Y quando spunta l'erba la mando a pascolar!
Come vorrei essere una vacca da latte...
e mangiare le cacche.
Di lì Di là
Dodò dodò didà
Evviva il papa, il papa Giovanni, lui è il papa della bontà!
Chicco di grano marcio,
sparisci o ti tiro un calcio.

Arrangiamento musicale by Michele.

Bene, si lo so, non ha senso... ma non poteva non entrare tra i ricordi di tutti i momenti deliranti passati insieme e, soprattutto, sarebbe stato molto egoistico da parte nostra non rendervi partecipi di questa cazzata!

TUONO

A dire il vero le cose che vorrei scrivere si accumulano e si accumulano... e alla fine non scrivo niente, mi pare ovvio... ma come qualcuno già sa, tornare in famiglia mi fa tornare ottocentescamente aristocratico. E questo getta i suoi rilessi anche sul mio modo di scrivere. E mi sto contenendo. A dire il vero li getta anche sul mio modo di essere.
Sì, insomma, vi scrivo da una quiete oziosa e allo stesso tempo ben desiderosa di filantropicamente gettersi nella direzione di una qualche impresa al servizio dell'umanità. Oh, adesso corro e prendo il mio cavallo e...
Ok, ok... ridimensioniamo i toni.
Posso ancora controllare le mie crisi di personalità, credo.
Quindi, che aggiornamenti?
Vedo un po' di silenzio, quindi deduco che non è la mia ritrovata estiva e casalinga filoaristocrazia che mi spinge a posticipare sempre ogni cosa nella cotonosa e avvolgente calma estiva, ma che è un fenomeno che interessa tutti...
Beh, qui la calma estiva è praticamente una barriera, interrotta solo dai temporali, all'ordine della mezza giornata, con grandine talvolta e fulmini a cascata su casa mia. Ma non voglio parlare di cambiamenti climatici, se non in virtù della loro capacità di spiegare ben altri cambiamenti.
Immagino a questo punto di aver già annoiato a sufficienza i lettori di questo post, sostanzialmente inutile...
Eppure c'era qualcosa che volevo dire.

L'apparizione
di profili di luce,
improvvisa,
nel buio
di una notte
fradicia
accende per un istante
l'immobilità terrorizzata
del tempo,
di luce violacea.

No, niente, mi sono scordato.
Sarà per la prossima volta.

sabato 12 luglio 2008

un cavaliere semi sconosciuto e la val Trebbia

Da quanto tempo tu, cavaliere d'argento, la stavi rincorrendo?
Il sorriso fanciullesco...
Da quanto tempo la cercavi bramoso dietro ogni ansa del fiume?
lo sguardo vispo,occhi che infondono dolcezza...
Da quanto avevi reso speciale il rapporto col tuo destriero seguendo le linee curve che sensualmente salgono adattandosi con cura alle linee antiche della valle?
La vitalità sfrenata che rasenta la sfrontatezza...
Dal vostro primo, fugace incontro ti aveva stregato: i suoi morbidi veli accarezzano provocanti la mente di ogni torbido sognatore...

lunedì 7 luglio 2008

Litterae

Da questa clausura forzata, da questa pigrizia imposta da imposte chiuse dalle nuvole, cerco di trarre spunti per capire un po' cosa sta succedendo. Almeno questo è quello che in un primo momento mi sorprendo a pensare.
In realtà correggo la rotta... non si può sempre capire.
E allora prendiamo queste emozioni così come sono, affondiamoci la testa per uscirne coi capelli bagnati e gli occhi rossi. Rinunciamo per un po' alle lenti di questo fuoco, di questo incenso che da dentro mi affumica con un'inquieta curiosità, facile preda dei sospiri più inudibili.
Sento le fibre del mio corpo distendersi e, lentamente, travestirsi di marmo nelle note di un bebop distante, con sguardi di calavere ammiccanti e impiumate.
I granelli del tempo mi rimangono tra i denti e me ne dimentico, al mattino, quando mi perdo nei riflessi dell'acqua attraversata dal sole. Desidero, ovviamente, riempirmi i polmoni di questo suo odore, sfogliare le pagine fatte a mano di una vita dipinta a toni nuovi.
Possono anche suonare stonate, ma questa musica è la mia casa, dove riposo gli occhi; la palestra in cui mi addestro a non guardare.
Le nuvole, poco per volta, si aprono, ma il sole è quasi scomparso ormai, insieme a tutti i confini delineati, in quell'ora in cui ogni tratto è parte di un'unica macchia sensualmente uniforme e indistinta.

"Dice che farà brutto per altri due giorni almeno"

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. ut melius, quidquid erit, pati.
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem quam minimum credula postero.


Non chiedere, o Leuconoe (è illecito sapero) qual fine
Abbiano a te e a me assegnato gli dei,
e non scrutare gli oroscopi babilonesi. Quant’è meglio accettare
quel che sarà! Ti abbia assegnato Giove molti inverni,
oppure ultimo quello che ora affatica il mare Tirreno
contro gli scogli, sii saggia, filtra vini, tronca
lunghe speranze per la vita breve. Parliamo e intanto fugge l’astioso
tempo. Afferra l’oggi, credi al domani quanto meno puoi.

(la traduzione di Canali è la migliore...)

Quanto è brutto voler sapere il futuro, no? Quanto odio il meteo. Lasciamo all'oggi almeno la speranza nel domani. Magari il sole ci sorprenderà.
Nel frattempo, nel crepuscolo incerto e vago, dove le figure si affacciano dalle ombre e la mente può correre libera nella realtà, vedo un postino spuntare dal buio.
Come rispondere alla mille lettere non arrivate a destinazione? Ai telegrammi non recapitati, persi, smarriti nel cammino?
Prendo carta, penna, inchiostro e una busta bella grande.
Rifletto, chino su me solo, nel foglio bianco, e riaffiorano emozioni lontante e prossime, confuse, anche loro, in un indistinto e vago dolore tra le costole.
Il cielo sbava tutti i colori ordinati dalla vita; passa, umido di nuvole, sopra ai caran d'ache della realtà e al crepuscolo conclude il suo lavoro in un tripudio di fuoco.
Anche il foglio dev'essere umido. Perché umide sono le sensazioni che sono finite nei cassetti più intimi della mia carne, le memorie, bagnate dal tempo, bagnate di quell'umidità un po' muffa tipica di quello che è passato, che è rimasto indietro, in una cantina ancora non ritinteggiata. Umido di lacrime, salmastre di gioia e malinconia.
Ma non basta.
Sì, perché quello che si ha sfiorato una volta sta rinchiuso solo per poter essere liberato, come gli uccelli per le vie di Benares, che i mercanti vendono per vederli volare via dalle gabbie. Allora la lettera si dovrà aprire, come la porticina di quelle gabbie, lasciando in libertà i sorrisi, le lacrime, i baci, i fremiti.
Una musica vibra nelle corde di ogni spettacolo di marionette; e ogni corda fa il suo percorso, libera di seguire la sua bambola, e risuona di toni diversi, echeggiando anche sul foglio spalancato, dentro la stanza più intima della memoria.
Anche l'odore riempie quella stanza di fragranze sempre esotiche nella loro banale freschezza estiva o nel loro ricercato livore invernale.
Le temperature, le misure, le consistenze declinano l'ambiente in mille scenografie differenti e con il gusto di sapori solidi e concreti, fatti di mani, di muscoli, di impasti e di padelle speziate scrivono nella lettera la grammatica di ogni secondo, per suggerire una voce, una goccia di questo inchiostro speciale che è il ricordo. Il sogno.
Questo io scriverei, con questo abbraccerei senza condizioni, senza pudori, quasi senza corpo, sicuramente senza barriere, tutti quelli che ancora attendono, o che non ricordano più, un sorso di vita in compagnia.
E a sugellare la lettera le mie labbra si schiuderebbero in un sussurro che sveglia gli occhi di ogni secondo, gonfi di emozioni, per dire che questo è la vita ed è il nulla.
Questo scriverei, se non mi fossi addormentato sulla poltrona, al fresco di una piovosa aria lacustre.

domenica 6 luglio 2008

Racconto a Post-eriori

Premessa:Questa è una bozza di post abbandonata nei meandri del pachistrano che Cl., durante un'assurda serata a Verona, mi ha ricordato di aver lasciato a metà. Ho deciso di completarla. Come al solito mafaldamente in ritardo.(il fatto risale a un paio di settimane fa)
Orbene andiamo a incominciàr! tralalalaà

Volevo condividere con voi una cosa strana che mi è successa ieri sera.

Dunque: sono
le 3 e mezza di notte, torno a casa, come al solito guardo con sospetto il marciapiede che gira intorno al giardino per evitare le terribili lumache...

Arrivo al portoncino posteriore e accendo la luce, controllo che non ci siano lumache e sto per infilare la chiave nella toppa...ma...cos'è??? Giusto giusto sul mezzo della porta c'è un oggetto strano e non meglio identificato...UNA PIGNA!?!

Cosa diavolo ci fa una pigna così grossa lì? Chi ce l'ha messa? Forse la mamma voleva avvisarmi di qualcosa?Mi guardo un po' intorno, cercando di capire...no, non abbiamo nessun albero che possa produrre pigne in giardino. E poi non può essere caduta per caso giusto lì in mezzo...

Strano, molto strano...ma...aspetta, questa pigna è un po' versa dall'idea-pigna classica...mi avvicino...tra il mio naso e la pigna ci sono pochi centimetri.OOOCCRISTO! E' un uccello!Faccio un balzo indietro...

Mi guardo attorno di nuovo e mi rendo conto della stranezza della faccenda, che cacchio mi guardo attorno a fare?L'uccello è immobile, pietrificato, adesso che ho capito dove è posizionato il becco, mi avvicino di nuovo e ci scrutiamo per un po', segue i miei movimenti con la testa ma non si sposta di un centimetro...E adesso?

Rimango imbambolata per un po' ( voi avrete in mente la mia espressione)

Ci guardiamoentrare o non entrare? Sogno? Rompo il sogno o inizio a parlrci come fosse la cosa più normale del mondo?

Mi avvicino di nuovo...e di nuovo pochissimo spazio tra l'uccello e il mio naso.(niente facili battute maliziose per favore). Di nuovo ci guardiamo per un po'.

Immobile.
Lui è immobile.

Decido che è il caso di recuperare un briciolo di raziocinio. Devo entrare.

Mi avvicino e faccio girare le chiavi nella toppa. Tlac. Ngniiiik. Apro la porta a metà.

Niente.Immobile.Ma non morto. Vivo e immobile. Occhietti che mi seguono.

Passiamo all'azione. Lo sfioro con il maglione in direzione giardino.

Immobile.

Lo faccio di nuovo e di nuovo rimango imbambolata e sconmcertata per la ritrovata immobilità-desta.

Finchè, al terzo tocco, come stupito per il riseglio da un incantesimo, svolacchia via trufolando...

Vado a nanna chiedendomi come mai non abbiamo assieme al panettiere o al macellaio anche un buon aruspice di fiducia...

scala a chiocciola









Che schifo la vecchiaia,ormai ci siamo. dice lui.




Beh, dai non proprio.Dice lei.Diciamo che abbiamo girato un angolo.

No.Per me più che un angolo, sto scendendo da una scala a chiocciola.dice lui.



Bell'immagine...una scala a chiocciola. dice lei.
Si sorridono in silenzio.

S.O.S Pachistrano




Sblocchiamo il Blog!
Please.

martedì 1 luglio 2008

CHI LEGGE E GIUDICA è UN INCAPACE, PUNTA LA VITA COME UN RAPACE.

Io vi avverto sempre quando i contenuti sono... forti.
Vi autorizzo a terrorrizzarvi e scoraggiarvi da subito
e NON, per nessuno motivo, proseguire la criptica lettura.


Trasloco Bologna-Verona.
Giugno, Luglio, Agosto mesi di transizione inattiva della'anima, se ne stà in amaca e riposa...
Giugno, Luglio, Agosto penichella dell'anima.

Impacchettare la vita è un incredibile lavoro di campo.

Scatoloni e scatoloni e scatoloni e scatoloni...
l'ultimo è il mio preferito
lo riempi sempre di tutte le cose
a cui non sei riuscito a trovare un posto in precedenza.
il Raziocinio è lo scoch con cui li imballi.

Eppure, in questi tralochi,
non c'è mai uno scatolone in cui ti inscatoli tu,
così dovrebbe essere
a mio parere.
Claudia nell'anno Bolognese 07/08.
...a mio diritto ne sono stata protagonista,
ora, tra questi pacchi,
mi rimane il biglietto in prima fila
alla messa in scena della vita qui.
...bel casin!

...cio che sei dipende da come ti senti.
Dalle 4:47 alle 5:08 osservo il cielo diventare azzurro.
Fine dello spettacolo triste.
Manca di tatto chi applaude.
Catarsi è pace, con questa me ne vò...
Sono serena.
Scendo le scale.
Apro le porte.
Il mondo si chiude in sè stesso come due mani a trattere l'acqua.

Innamorarsi di un'idea
con gambe e braccia d'uomo
può creare
impotenti moti ondosi
nel corpo e nell'anima di una donna...
L'innamoramento...
ogni mio gesto è atto creativo nei confronti del mondo.

Sogni in notturna appiccicosi sulla pelle
come zucchero filato che ti rimane sciolto sulle dita...
odioso.
Caldi e teneri come
bocca,
bocca-tazza,
crema-capuccino
al mattino.

Aimè,
d'oro e rosso
come lo sono le rose finte di plastica
da tutto a 1euro,
coi contorni dei petali delineati da brillantini.

Dalla tua bocca bevo come da un calice...
solo chiodi.
Dalla mia, mentre respiro e inspiro,
escano petali rosa
ali ali aleggiano nella stanza...
finchè muoviamo l'aria non si possono posare
cadono su di noi, dopo, mentre dormiamo.
Al mattino la stanza è azzurra e fredda
come un mattino d'inverno in cui scopri la neve...
...io esco dal congelatore.
ti ho aiutato a scaldare questa cella frigorifera.


I simboli sono acqua
in e attorno a noi
come il licquido amniotico in cui siamo immersi prima di nascere.

il nostro corpo li assorbe
ancor prima di noi,
ancor prima che la testa che ci portiamo sul collo li traduca in parole.
le parole sono ruggine negl'ingranaggi del linguaggio.

Puoi imparare a leggere se sei analfabeta
e lo fai,
ma non puoi leggermi il labiale
se io intenzionalmente ne confondo la scansione.

Puoi credere che io non sappia scrivere l'italiano
se credi nell'esistenza di una lingua che con con le sue leggi vincoli ciò che voglio dire,
se credi che esista una lingua per esprimere
le proiezioni che anno luogo nel mio cervello.
la musica è questione di abitudine nell'udire determinati suoni...
abbonati al mio cineforum e in due, tre appuntamenti apprezzerai.

PARENTESI INFANZIA:
Quando cammini a piedi nudi in giardino
puoi pensare che quella non sia casa tua.

sai che la casa te la porti appresso
sei una lumachina

sai che il giorno, un giorno qualsiasi, verrà
e tu getterai le fondamenta.

Oggi puoi camminarre soltanto
con quei piedi a radici che ti ritrovi
ad ogni tuo passo
penetrano nel terreno a cercare l'acqua
raggiungono il cuore della terra
e trovano fuoco.
L'audacia e l'ingordigia frequentano la nostra età.
...tu dei tuoi rami sei un contadino zelante
coi tuoi occhi accarezzi i boccioli
sai che dei frutti sarai il primo a cibarti.

...cio che sei dipende da come ti senti.
ciò che io ti chiedo e di giocare il mio gioco:
inventa chi sei per esperienze sensazionali nuove.

Gioca con me ad unire i puntini,
non li cercare vicini vicini.
I pigri mi annoiano.
Nessuno è semplice,
nessuno è normale,
è una questione di adesione ad uno schema di previdibilità.
la gente preferisce sempre non essere disturbata
sul treno dell'ordinarietà.

...chi è che và ad un colloquio di lavoro e per prima cosa si toglie le scarpe?
...chi è che in una cena galante beve dal bicchiere del vicino di posto invece che dal proprio?
(...chi ha studiato l'esame di Tecniche?)

Regole: Divieto di...

spogliare la fantasia, la fantasia si veste a strati;
ammanettarsi i polsi;
togliere le scarpe da corsa;
contenersi: porsi del limiti di espansione fisica e mentale;
sentirsi "non troppo a disagio".
Leggittimo dare una spiegazione dell'ultima voce:
il disagio è a mio parere uno stato dall'allerta in cui si è più che produttivi.


E permesso:
sorriddere amorevolmenrte se ce n'è un motivo:
e sbloccati la faccia da quella paralisi!

Un consiglio:
non fare mai progetti in doppia.
meglio fare progetti in singola.
In caso tu voglia scomparire... paf!
questi rimangono intatti
nel taschino interno del tuo gilet.

Dimentica ciò che sei nel momento in cui lo seim,
ricorda, guardando indietro,
perchè hai fatto quel che hai fatto,
tendi la mano alle immagini vivide
portale avanti con te
infilale in saccoccia:
saranno un buon pasto
quando sarai affamato di senso.

...Avvolte basta un odore per materializzarti in ricordo.
odore d'erba
e diveti verde dalla testa ai piedi,
odore di mare
e ti ricopri di sale,
odore di te
e mi chiudo a riccio.

-tu non vuoi fare l'antropologa!
-no! io lo sono!
tu lo vuoi diventare anche per gli altri.

Ogniuno ha la sua corsa da fare
e si sceglie il proprio circuito.

Sui sedili di un cinematografo spento
diventiamo gemelli eterozigoti per alcuni pensieri,
scivoliamo sulla stessa lunghezza d'onda,
quando siamo connessi alla stessa linea.


Esistono storie di tempi passati
riempiono libri dai fogli bucati
ogni volta che li sfogliamo
con le nostre lacrime li bagnamo
se poi arrivi alla pagina con "l'orecchietta"
è meglio se ti procuri una barchetta.

...da vecchi si finisce col raccontare sempre le stesse storie.
c'è da sceglierle subito belle!


Rigraziare tutti gentilmente il Sig.Pekku
per l'indiscutibile successo del suo esorcismo.
Davvero Grazie...
mi sento meglio.