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domenica 27 luglio 2008

Un Romeo Veronese è Un Romeo Campanilista.....


Da Romeo e Giulietta di William Shakespeare.
Ho scoperto che era già nelle intenzioni di Shakespeare
scrivere 4 righe per sottolineare il campanilismo Veronese...
E io che credevo non potesse starsene lontano dalla sua bella!
Ho sempre trovato stridente questa targa, almeno quanto il rumore del gesso sulla lavagna,
il rumore del gesso sulla lavagna nelle mani della maestra Luigina alle elementari.
Adesso la guardo allibita... Quando è vissuto Shakespeare???
fra il XVI e il XVII secolo... Merda.



« There is no world without Verona walls,
But purgatory, torture, hell itself.
Hence-banished is banish'd from the world,
And world's exile is death: then banished,
Is death mis-term'd: calling death banishment,
Thou cutt'st my head off with a golden axe,
And smilest upon the stroke that murders me »

« Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona:
c'è solo purgatorio, c'è tortura, lo stesso inferno;
bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo;
e l'esilio dal mondo vuol dir morte. E quindi
dire esilio è dire morte con altro termine, falso ed improprio;
e tu, a chiamar esilio la mia morte, mi mozzi il capo con un'ascia d'oro,
e sorridi del colpo che m'uccide. »


La risposta và trovata nei geni, cosi dice mia nonna...

Il miglior canto è quello dell'uccello che canta sul proprio albero genealogico, così dice Jodorosky.

Jacques Yonnet,
era consapevole che una città è fatta sopratutto del sangue delle persone che la abitano
(e in via accessoria del vino che bevono, ma questa è un altra storia...
più la Nostra, direi).

lunedì 14 luglio 2008

Non è per niente questo che volevo dire. Non è questo, per niente.

Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock
di Thomas Stearns Eliot

S'io credesse che mia risposta fosse
A persona che mai tornasse al mondo,
Questa fiamma staria senza più scosse.
Ma perciocché giammai di questa fondo
Non tornò vivo alcun, s'i' odo il vero,
Senza tema d'infamia ti rispondo.


Allora andiamo, tu ed io,
Quando la sera si stende contro il cielo
Come un paziente eterizzato disteso su una tavola;
Andiamo, per certe strade semideserte,
Mormoranti ricoveri
Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo
E ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche;
Strade che si succedono come un tedioso argomento
Con l'insidioso proposito
Di condurti a domande che opprimono...
Oh, non chiedere « Cosa? »
Andiamo a fare la nostra visita.

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri
Lambì con la sua lingua gli angoli della sera,
Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli,
Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini,
Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso,
E vedendo che era una soffice sera d'ottobre
S'arricciolò attorno alla casa, e si assopì.

E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

E di sicuro ci sarà tempo
Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
Tempo di volgere il capo e scendere la scala,
Con una zona calva in mezzo ai miei capelli -
(Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! »)
Con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento,
Con la cravatta ricca e modesta, ma asseríta da un semplice spillo -
(Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! »)
Oserò
Turbare l'universo?
In un attimo solo c'è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà

Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: -
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè;
Conosco le voci che muoiono con un morente declino
Sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Così, come potrei rischiare?
E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti -
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
E quando sono formulato, appuntato a uno spillo,
Quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro
Come potrei allora cominciare
A sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini? .
Come potrei rischiare?
E ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte -
Le braccia ingioiellate e bianche e nude
(Ma alla luce di una lampada avvilite da una leggera peluria bruna!)
E' il profumo che viene da un vestito
Che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate a un tavolo, o avvolte in uno scialle.
Potrei rischiare, allora?-
Come potrei cominciare?

. . . . . . . . . . . .

Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette
Ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe
D'uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre?...

Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli
Che corrono sul fondo di mari silenziosi

. . . . . . . . . . . . .

E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente!
Lisciata da lunghe dita,
Addormentata... stanca... o gioca a fare la malata,
Sdraiata sul pavimento, qui fra te e me.
Potrei, dopo il tè e le paste e, i gelati,
Aver la forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
Sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po' a perdere i capelli)
Portato su un vassoio,
lo non sono un profeta - e non ha molta importanza;
Ho visto vacillare il momento della mia grandezza,
E ho visto l'eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando,
E a farla breve, ne ho avuto paura.

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze, la marmellata e il tè,
E fra la porcellana e qualche chiacchiera
Fra te e me, ne sarebbe valsa la pena
D'affrontare il problema sorridendo,
Di comprimere tutto l'universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda che opprime,
Di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
Torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » -
Se una, mettendole un cuscino accanto al capo,
Dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire.
Non è questo, per niente. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,
Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento
E questo, e tante altre cose? -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
Ne sarebbe valsa la pena
Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle,
E volgendosi verso la finestra, dicesse:
« Non è per niente questo,
Non è per niente questo che volevo dire. »

. . . . . . . . . . .

No! lo non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo;
Io sono un cortigiano, sono uno
Utile forse a ingrossare un corteo, a dar l'avvio a una scena o due,
Ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo,
Deferente, felice di mostrarsi utile,
Prudente, cauto, meticoloso;
Pieno di nobili sentenze, ma un po' ottuso;
Talvolta, in verità, quasi ridicolo -
E quasi, a volte, il Buffone.

Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i pantaloni arrotolati in fondo.

Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca?
Porterò pantaloni di flanella bianca, e camminerò sulla spiaggia.
Ho udito le sirene cantare l'una all'altra.

Non credo che canteranno per me.

Le ho viste al largo cavalcare l'onde
Pettinare la candida chioma dell'onde risospinte:
Quando il vento rigonfia l'acqua bianca e nera.

Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare
Con le figlie del mare incoronate d'alghe rosse e brune
Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.

martedì 1 luglio 2008

CHI LEGGE E GIUDICA è UN INCAPACE, PUNTA LA VITA COME UN RAPACE.

Io vi avverto sempre quando i contenuti sono... forti.
Vi autorizzo a terrorrizzarvi e scoraggiarvi da subito
e NON, per nessuno motivo, proseguire la criptica lettura.


Trasloco Bologna-Verona.
Giugno, Luglio, Agosto mesi di transizione inattiva della'anima, se ne stà in amaca e riposa...
Giugno, Luglio, Agosto penichella dell'anima.

Impacchettare la vita è un incredibile lavoro di campo.

Scatoloni e scatoloni e scatoloni e scatoloni...
l'ultimo è il mio preferito
lo riempi sempre di tutte le cose
a cui non sei riuscito a trovare un posto in precedenza.
il Raziocinio è lo scoch con cui li imballi.

Eppure, in questi tralochi,
non c'è mai uno scatolone in cui ti inscatoli tu,
così dovrebbe essere
a mio parere.
Claudia nell'anno Bolognese 07/08.
...a mio diritto ne sono stata protagonista,
ora, tra questi pacchi,
mi rimane il biglietto in prima fila
alla messa in scena della vita qui.
...bel casin!

...cio che sei dipende da come ti senti.
Dalle 4:47 alle 5:08 osservo il cielo diventare azzurro.
Fine dello spettacolo triste.
Manca di tatto chi applaude.
Catarsi è pace, con questa me ne vò...
Sono serena.
Scendo le scale.
Apro le porte.
Il mondo si chiude in sè stesso come due mani a trattere l'acqua.

Innamorarsi di un'idea
con gambe e braccia d'uomo
può creare
impotenti moti ondosi
nel corpo e nell'anima di una donna...
L'innamoramento...
ogni mio gesto è atto creativo nei confronti del mondo.

Sogni in notturna appiccicosi sulla pelle
come zucchero filato che ti rimane sciolto sulle dita...
odioso.
Caldi e teneri come
bocca,
bocca-tazza,
crema-capuccino
al mattino.

Aimè,
d'oro e rosso
come lo sono le rose finte di plastica
da tutto a 1euro,
coi contorni dei petali delineati da brillantini.

Dalla tua bocca bevo come da un calice...
solo chiodi.
Dalla mia, mentre respiro e inspiro,
escano petali rosa
ali ali aleggiano nella stanza...
finchè muoviamo l'aria non si possono posare
cadono su di noi, dopo, mentre dormiamo.
Al mattino la stanza è azzurra e fredda
come un mattino d'inverno in cui scopri la neve...
...io esco dal congelatore.
ti ho aiutato a scaldare questa cella frigorifera.


I simboli sono acqua
in e attorno a noi
come il licquido amniotico in cui siamo immersi prima di nascere.

il nostro corpo li assorbe
ancor prima di noi,
ancor prima che la testa che ci portiamo sul collo li traduca in parole.
le parole sono ruggine negl'ingranaggi del linguaggio.

Puoi imparare a leggere se sei analfabeta
e lo fai,
ma non puoi leggermi il labiale
se io intenzionalmente ne confondo la scansione.

Puoi credere che io non sappia scrivere l'italiano
se credi nell'esistenza di una lingua che con con le sue leggi vincoli ciò che voglio dire,
se credi che esista una lingua per esprimere
le proiezioni che anno luogo nel mio cervello.
la musica è questione di abitudine nell'udire determinati suoni...
abbonati al mio cineforum e in due, tre appuntamenti apprezzerai.

PARENTESI INFANZIA:
Quando cammini a piedi nudi in giardino
puoi pensare che quella non sia casa tua.

sai che la casa te la porti appresso
sei una lumachina

sai che il giorno, un giorno qualsiasi, verrà
e tu getterai le fondamenta.

Oggi puoi camminarre soltanto
con quei piedi a radici che ti ritrovi
ad ogni tuo passo
penetrano nel terreno a cercare l'acqua
raggiungono il cuore della terra
e trovano fuoco.
L'audacia e l'ingordigia frequentano la nostra età.
...tu dei tuoi rami sei un contadino zelante
coi tuoi occhi accarezzi i boccioli
sai che dei frutti sarai il primo a cibarti.

...cio che sei dipende da come ti senti.
ciò che io ti chiedo e di giocare il mio gioco:
inventa chi sei per esperienze sensazionali nuove.

Gioca con me ad unire i puntini,
non li cercare vicini vicini.
I pigri mi annoiano.
Nessuno è semplice,
nessuno è normale,
è una questione di adesione ad uno schema di previdibilità.
la gente preferisce sempre non essere disturbata
sul treno dell'ordinarietà.

...chi è che và ad un colloquio di lavoro e per prima cosa si toglie le scarpe?
...chi è che in una cena galante beve dal bicchiere del vicino di posto invece che dal proprio?
(...chi ha studiato l'esame di Tecniche?)

Regole: Divieto di...

spogliare la fantasia, la fantasia si veste a strati;
ammanettarsi i polsi;
togliere le scarpe da corsa;
contenersi: porsi del limiti di espansione fisica e mentale;
sentirsi "non troppo a disagio".
Leggittimo dare una spiegazione dell'ultima voce:
il disagio è a mio parere uno stato dall'allerta in cui si è più che produttivi.


E permesso:
sorriddere amorevolmenrte se ce n'è un motivo:
e sbloccati la faccia da quella paralisi!

Un consiglio:
non fare mai progetti in doppia.
meglio fare progetti in singola.
In caso tu voglia scomparire... paf!
questi rimangono intatti
nel taschino interno del tuo gilet.

Dimentica ciò che sei nel momento in cui lo seim,
ricorda, guardando indietro,
perchè hai fatto quel che hai fatto,
tendi la mano alle immagini vivide
portale avanti con te
infilale in saccoccia:
saranno un buon pasto
quando sarai affamato di senso.

...Avvolte basta un odore per materializzarti in ricordo.
odore d'erba
e diveti verde dalla testa ai piedi,
odore di mare
e ti ricopri di sale,
odore di te
e mi chiudo a riccio.

-tu non vuoi fare l'antropologa!
-no! io lo sono!
tu lo vuoi diventare anche per gli altri.

Ogniuno ha la sua corsa da fare
e si sceglie il proprio circuito.

Sui sedili di un cinematografo spento
diventiamo gemelli eterozigoti per alcuni pensieri,
scivoliamo sulla stessa lunghezza d'onda,
quando siamo connessi alla stessa linea.


Esistono storie di tempi passati
riempiono libri dai fogli bucati
ogni volta che li sfogliamo
con le nostre lacrime li bagnamo
se poi arrivi alla pagina con "l'orecchietta"
è meglio se ti procuri una barchetta.

...da vecchi si finisce col raccontare sempre le stesse storie.
c'è da sceglierle subito belle!


Rigraziare tutti gentilmente il Sig.Pekku
per l'indiscutibile successo del suo esorcismo.
Davvero Grazie...
mi sento meglio.



martedì 24 giugno 2008

E mentre noi eravamo alla...


...par tot c'era Elena e una Macchina Fotografica Gigantescamente blè.