venerdì 18 aprile 2008

Opera di una serata miope, in due atti

ATTO I
Scena I

Siamo io, Marta, Claudia e l'amico di Claudia, lo storico. Su di un palcoscenico. In mezzo a una festa dell'Università popolata di bolognesi circospetti.
Non siamo soli sul palco, ma la scena è tutta nostra.
Si inizia facendo su e cercando di sovrastare l'odore dell'erba parlando del più e del meno. Con scarsi risultati.
In men che non si dica Marta entra in catalessi e inizia a guardarsi intorno come se fosse un morto vivente in un museo di body art. In tutto ciò Claudia cerca di ballare, ma il palcoscenico non convinnce nemmeno lei e si rimane seduti.
L'amico di Claudia inizia a parlare di politica e sfiora, chissà come la parola loggia p2. "Ma che cos'é?!?" Così inizia una storia.

Scena II

Inizia un viaggio nelle parole dell'amico di Claudia, tra accuse, complotti, neofascisti e guerre civili. Una sorta di misto tra Eyes Wide Shut e Il Labirinto del Fauno. Tutto condito dall'incredulità di Claudia qua e là. E dagli sguardi ciechi di Marta che non parlava più. Conclusa la storia Claudia chiede perché p2. La risposta, lapidaria e grave è... p2. Claudia decide di non crederci, che è meglio.

Scena III

Il palcoscenico si allontana per lasciare spazio alle vie del ghetto. Claudia e il suo amico ci abbandonano per continuare la serata; Marta si trascina a casa. In tutto questo riesco a convincerla, l'indomani, che ci eravano accordati perché lei cercasse gli orari della loggia p2. Non si ricorda nulla, è malleabile. Purtroppo Tolla e Gallo dormono e non si possono godere Marta in queste condizioni.

Scena IV

Rimango solo su una scena fluida. Cammino per strada, dove mi rattristo, intimorito dalla possibilità di perdere la botta se non parlo con nessuno. Ma nel frattempo mi rendo conto che il mondo che mi circonda è composto da personaggi dei fumetti di Jacovitti. Eccezionale. Tre ciccottelle terroncelle che dicono di una quarta invidiata "quella si campa alle sue spalle". Una voce dall'altoparlante dice al camion che fa retro "ancora un mezzo pelo". Una voce inizia a cantare dentro di me più forte dei miei pensieri.

ATTO II

Orme di piedi nudi e begnati,
ombre che si confondono,
voci che chiamano lo scorrere del bus:
temo la fine del marciapiedi
come la pozza più in là.
Dorate montagne parlanti dialettalmente
pestano merde mosaicate di violenza legale.
Urgenti flussi di sensi
indirizzano velocemente
i miei piedi alati pindarici
mentre arabeschi etnici colorano
i miei orizzonti.
Musica emozionale temporeggia
macchie di significato celebrale.
In tutto ciò un'aurea pioggia
richiama finniche ascendenze
e amori ritardatari e non curanti.
Cammino, striscio
su mollicci pavimenti
in un volo infinito
al suono di flauto.
MAZEL TOV!
E baci passionevoli di altre passioni
che sento adunati dalla stregoneria
potente d'amore.
Ondeggio tra zip e latenti sussurri,
solo come il mazzo di chiavi senza più serratura
che mi avrebbe potuto salvare la vita
da una scena di csi.
Senza punti ascendo
al regno dove si è già compiuto il misfatto.
Piove sulle mie guance,
sulle tue pioggia non mia.
Ancora voci canzonano
la mia memoria di rossi ricordi
pesanti come la gelosia
galleggianti come sughero.
Bollente il contatto con la tua carne
mi marchia in un inseguimento
infinito e vano
del calore di un sole
in una valle di buio.
Vuoto di parole siglate
d'amore
il mio muscolo
si secca
e issa bandiera bianca
nella resa alla tua assenza,
di distanze colme di infinito
tra due corpi scalpellati
via l'uno dall'altro,
come ai piedi del Vittoriano.
Senza limiti continua il viaggio
tra bianchi marmi
d'igiene umida e sporca
mentre tu mi tappezzi
di cuoricini le pareti
dell'inferno.
Lì le calze son spaiate
e puzzano d'erba come
i piedi nudi d'estate
e tutto sa di fragoline di bosco
appena raccolte.
Ma qui dove i progetti diventano realtà
l'aria sa di fumo
le labbra di alcool
l'irrazionalità di veleno
e tutto sulla carta è meglio
più fluido con l'inchistro
come un'appendice del mio braccio
che non si stacca nemmeno ora
che la vita si scolora.
Mi spoglio dello sporco di oggi;
non ricordo da quanto è lì,
ma non è più buono.
Ma forse ho i gusti strani io.
E le voglie.
E ho ingoiato un seme
da prostituta,
al liquore;
mentre pure il cavo morirebbe
pur di non stare al mio posto,
non lui-tra-le-tue-braccia.
Mi mordo il piede
dalla foga di mettere a letto la serata
senza una loquace eterìa
morbida al tatto
come un solletico di vento
che possa mescere le nostre anime
in un calice di vino
rubato
sotto il tramonto del mondo
agli occhi degli amanti.
Tra le due parole un bacio
nascosto dalla sola nebbia
della follia spudorata
di una bimba ingenua.
Faccio la mia giocata,
e faccio bene;
non per una statua
ma per la solitudine.
Ma non ricordo la melodia
di un tempo d'amore
estivo
sentita prima di addormentarsi
abbracciati.

2 commenti:

Pachistrano ha detto...

Phil, evidentemente nn puoi essere in botta e da solo contemporaneamente....ma possibile che nn ti si possa lasciare un attimo?
A parte gli scherzi...è toccante...troppo! E poi sono curiosa!Tu dici che nn sai nulla degli altri ma nessuno sa niente di te!
Non fare il furbo che prima o poi ti stano!
Maf

Pachistrano ha detto...

ahah io non ho niente da far sapere... ;)