Proprio così, signori.
E ho capito che era arrivata non come fanno di solito le persone, l'ho capito una sera, l'altra sera, per essere precisi, quando avevamo dato l'esame. L'ho saputo. Dalle forze che c'erano in gioco.
Dalla corrente che si sprigionò.
Ed è stato l'inizio di qualcosa, la fine di qualcosa. E' stato qualcosa di per sé.
Ora che lo scrivo sembra passato molto tempo, in realtà è stato un paio di giorni fa.
Da allora nessuno ha scritto nulla, o quasi.
Siamo entrati di corsa nella primavera, come il fulmine che ha squarciato il cielo quella notte.
In questo momento scrivo, forse per non dimenticare, forse per non fare quello che dovrei. Forse per rigustare ognuno di questi momenti.
Tlaloc fa sentire la sua voce...

Ci indirizza verso un tempo di fertilità, di Primavera Eterna e di gioia, di avventura. Insomma, è il momento di partire.
E' il tempo di esplorare nuovi luoghi, di battere nuove vie.
E di gustare le vecchie. E non dimenticarle.
Tirare le somme, apprezzare la strada che abbiamo fatto.
E tutto questo...
...me l'ha detto quel fulmine, quella pioggia, quella sera di ubriachezza e risate.
Sì, insomma, un po' troppo retorico per quello che in realtà è stata quella festa. E le sere successive.
Ma le mie visioni notturne si popolano di draghi, serpenti piumati e arcobaleni, bocche dorate e vicende caraibico antillane. Insomma, ho già il sapore di terre lontane in bocca.
E non so perché, ma un po' mi dispiace.
Nessun commento:
Posta un commento