giovedì 17 aprile 2008

....E se Tolla mi dice che sono ridicola infantile e capricciosa, me ne sbatto, tiro dritto.






1934

13 gennaio

E’ partito. La nave salpa sbuffando il suo monotono fumo sullo schermo del cielo. Fischia, ansima, se ne va, portandosi via Monsieur Presle, il mio professore di lingua francese.
Ho sventolato il fazzoletto e ora lo inzuppo di lacrime prima di stringerlo, stanotte, tra le gambe, sul cuore. Oh, God, chi mai conoscera il mio tormento, chi mai saprà che Monsieur Presle porta con se tutta 1’anima mia, la quale è certamente immortale. Non mi ha mai fatto niente, Michel. Monsieur Presle, voglio dire. So che gli uomini della sua età fanno certe cose alle ragazze pazzerelle della mia. Quali cose e perche? Lo ignoro. Io sono vergine, vale a dire non ho mai subito manipolazioni (“terreno vergine: terreno che non ha mai subito manipolazioni” dice il dizionario). Monsieur Presle non mi ha mai toccata. Soltanto la sua mano sulla mia. Talvolta essa mi scivolava lungo la schiena per darmi qualehe leggera pacca sul popo. Semplici gesti di cortesia. Mi ha insegnato il francese e con un’ostinazione! Me I’ha insegnato non proprio tanto malaccio, poiche in suo onore, in ricordo della sua partenza, intendo dire, mi accingo da oggi, ora, a scrivere il mio diario nella sua lingua materna. Sarà il mio scritto di francese. E’ 1’altro, quello di inglese, lo sbatterò nel fuoco.
“Sbattere,” mi diceva, “è una delle parole piu belle della lingua francese.” Significa gettare, ma con piu vigore. Per esempio (ripeto qui i suoi insegnamenti, e che stuzzicante piacere ripetere i suoi insegnamenti, un dolce calore mi invade la cassa toracica: dalle scapole piatte al mio giovane petto che non lo è piatto), dunque, per esempio: “uno si sbatte una birra nel gozzo” e “un diamante che ti sbatte la luce negli occhi”. Gli piaceva tanto farmi conoscere le sottigliezze della lingua francese, a Monsieur Presle, ed è per questo che ora, in suo ricordo, per sbatterglielo un giorno in faccia, vado a continuare il mio diario intimo nel suo idioma natio.
Il diario lo scrivo da quando avevo dieci anni. La mamma mi diceva: “E’ una buona abitudine per le bambine, sviluppa la loro coscienza morale, le perfeziona e tutto ciò, sbattuto in faccia al curato, lo induce a consacrarle suore fino alla morte”. Io non sono di questo parere. Non che pensi male delle suorine, ma ha ben altre cose da fare a questo mondo una persona di sesso femminile. In questo, sono del parere di Michel, il mio adorato prof di francese, ah, se avesse saputo come ripetevo il suo nome, di notte, fino a cadere in trance! E’ strano, ma qualche volta ho come delle crisi notturne pensando a lui e dopo dormo splendidamente.
Sì, eccolo partito sulla nave e sul canale Saint-George al tempo stesso. Che cosa non gli devo? Uno: poter scrivere il mio diario segreto in francese; due: avere il cuore languido; tre: le suddette trance. Sentendomi cosi sola sul molo, ho preso due solenni risoluzioni in questo giorno d’oggi, mentre la luna notturna si dondolava lunarmente immobile sotto la volta dei cieli illunati, rischiarando di un pallore lunare il vascello dove Michel si abbandonava al suo avvenire universitario e non irlandese. Ho preso dunque una duplice risoluzione, due punti, primo, di scrivere il diario non piu in inglese, lingua da marinai insulari, e ci vuol poco a esser marinai quando si vive su un’isola, bensi in francese, i quali francesi, invece, abitano a volte sulle montagne e persino in mezzo alle pianure; secondo, poi, di scrivere un romanzo. Ma un romanzo, una roba seria, non uno che sembri scritto da una ragazza non manipolata; e in irlandese, per di piu, lingua che non so. Dovro dunque impararla, e perchè voglio impararla? Per fare come Monsieur Presle. Monsieur Presle è un linguista, conosce lingue di ogni genere. Ha preso in particolare lezioni di lazaro e di ingù con Dumézil. Ha imparato 1’irlandese in un battibaleno: il suo soggiorno a Dublino è passato come un lampo attraverso il mio muscolo cardiaco. Ma ci provava soprattutto in francese, e che bravo professore era! Tanto è vero che io scrivo correntemente i miei piu intimi pensieri in questa lingua con scioltezza e facilità. Se a volte mi manca una parola, me ne sbatto, tiro dritto.
Il diario intimo di Sally Mara, Raymond Queneau.

Potete pure pensare che vi ricorda qualcuno...
Orsù, è ora di farsi quattro risate sulla mia educazione sentimentale.

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