Filippo è cambiato un po'... è invecchiato. Anzi, talmente invecchiato da dire cresciuto.
E dopo un'apnea folle nell'ebbrezza di ogni singolo momento ha deciso di ricominciare a nuotare senza fretta, per godersi davvero il fondale. (Per Tolla: tranquillo, non vuol dire che smetterò di essere iperattivo e andrò a dormire facilmente!)
E quindi... che dire...
IL VIAGGIO...
[dopo una pausa di due ore da quando ho iniziato a scrivere]
...mi lascia senza parole.
E' come aprire le porte e saltare per strada. E camminare.
E' come liberare le briglie e galoppare in mezzo alla pianura.
E' guardarsi dentro, attorno; e quel vedo-non-vedo è il tg più bello del mondo.
Insomma... mi sono perso nelle parole di Claudia, mi ci sono ritrovato...
E dopo due mesi che sono fermo in un posto, proprio ieri, anzi l'altro ieri, mi ero reso conto che mi manca tanto prendere e partire. All'avventura.
E non c'era momento migliore per scoprirlo, perché sono già partito con la mente per le mete più folli, per i viaggi più portentosi, in missioni degne del Barone di Munchausen, spedizioni in compagnia di Verne e battaglie al fianco di Salgari.

Insomma, sono un ottimo esploratore, un antropologo da colonia... Un novello Stanley della psichedelia. Insomma, un esploratore del trip. Ma pronto (tranne gli scarponcini) a infilarsi nella giungla e nel deserto.
Casa è vicina, presente e assente, dentro e fuori.
Ma la partenza, il viaggio, squarcia una strada nel mio petto.
Da un lato quell'orizzonte inseguito, pregustato, da esplorare e in cui perdersi.
Dall'altro casa, famiglia, amici, impegni. Ma anche amori, sapori.
E mentre viaggio, ininterrottamente, sbarcare nelle acque calme di un abbraccio, di un sorriso, di uno sguardo condiviso è il sollievo che serve.
Prima che la nave riparta. Verso altri lidi.
In altre solitudini.
Per altre sofferte partenze.
E mentre la chiglia taglia le onde, la terra si fa lontana e l'aria prende il sapore del sale, quel bagliore che inseguo, tra le onde, lontano, all'orizzonte, si fa sempre più tangibile.
Diventa solido, cristallino.
E lo sfioro, come sfiorerei le sponde dell'artico scendendo da una spaccaghiacci.
E, proprio in quel momento, so.
Capisco che casa è un momento. Sono due note.
Un paio di note che dovrebbero essere la mia casa, secondo Benn.
In realtà si dimostrano essere la mia diaspora.
Le terre inesplorate di continenti ignoti si dispiegano ai miei piedi, si lasciano percorrere dalle mie mani che fremono per poter continuare all’infinito in questo semplice riempitivo dell’attesa, in questa disperata ricerca di un momento.
Questa caccia alle lucciole. Nel prato estivo dietro casa, o nel bosco più in su, dove l'erba alta sembrava quasi produrre quelle piccole scintille di paradiso naturale.
Coi barattoli, per rinchiudere un secondo di vita e metterlo sulla libreria.
No, non funzionerà. Le lucciole muiono.
I momenti muiono.
Ed il bello del funerale di ogni momento è che il momento prima lui c'era, per goderselo.
***
Ma vuoto era sempre più pieno di parole, simboli, mondi, universi, ma io rimanevo sempre lì, ad aspettare.
Ancora adesso non so cosa sto aspettando.
L’attesa è la dimensione temporale in cui mi sposto.
Il tempo è condensato in un punto infinitesimale che tende etrnamente a qualcosa di non definito.
L’assoluto? Dio? La fine? La comprensione? L’amore?
E in questo dare e ricevere, in questo fare e non fare si consuma ogni viaggio, e anche il Viaggio, mentre ogni possibilità si sfrangia e ogni meta si sgretola in mille istanti.
Ma che io viva solo per una cavalcata e mi perda tutte le altre non conta.
La mia cavalcata sarà selvaggia, viva, eternamente condensata in quel punto.
2 commenti:
Sai phil,
qsti ultimi post m hanno decisamente scombussolato la bussola mentale...che già puntava verso sud...
E l'emozione del viaggio si fa tangibile, e si sovrappongono nella mente i ricordi sfocati d'infanzia e non: i profumi di spezie indiane e i colori dei sari e san lazaro della macumba cubana e il suono martellante del gamelan e gli olivi calabresi e i lupi della sila...
Ma forse tutto ciò dipende dalle talpe morte con cui giocavo da piccola?
Bah
confusamati
mah, le talpe potrebbero avere una connessione... ci sono delle muffe che crescono nel cervello dell'ospite e lo fanno impazzire...
Forse dai cadaveri delle talpe...
in ogni caso si, si sente l'odore nell'aria...
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