sabato 4 ottobre 2008

Ma sono le pupille a immaginare mondi su quali sognare o sono i mondi a essere da sogno?

Ci sono dei posti dove, non so se per loro stessi o per gli occhi con i quali in quel momento li guardiamo, che evocano un mondo un po' fatato, da romanzo. Luoghi dove lo sguardo si perde nei particolari e la mente lo segue a catena, fluidamente. Dove c'è quell'atmosfera che è quasi come fosse sospesa nella nebbia, o meglio in una nuvola, su di una bolla di sapone, non so se mi spiego...



Mi è capitato poche volte di perdermi in questa nebulosa di sensazioni così particolare: qualche esempio.



Amsterdam.

in agosto e con un tempo da lupi. Ci aggiravamo per il centro e finiamo per assoluto caso (cercavamo semplicemente un po' di calduccio) in un mini-mini localino jazz. Di quelli seminterrati, fumosissimi, con le luci soffuse, pieni pieni di gente d'ogni tipo, qualcuno da solo, semplicemente con una pipa e un bicchiere di super alcolico non meglio identificato.

Cavolo, sarà stato anche per il buon livello di THC che avevo in circolo, ma mi sembrava di essere immersa in pieno in un sogno alla lisa simpson....con i fumetti cerebrali con le note che ballavano e stampato in testa un brano dell'antologia di spoon river...



Bologna.

Primi di ottobre. In giro un po' di corsa con l'antropologo panteista a pancia piena e io a pancia vuota a cercare locali per la festa di laurea. Pomeriggio passato amabilmente a cincischiare in giro, il tempo fugge dal controllo un po' troppo spesso ultimamente.

Mi infilo in una ferramenta per fare copia delle chiavi, onde evitare di essere chiusa fuori casa, di nuovo. Negozio stretto stretto e luuuuuuuuuuungo! Strapieno, ma dico strapieno di...boh...qualsiasi cosa, ovunque. Cose che ti penzolano sulla testa, ceste piene di cianfrusaglie più o meno utili per la casa o il bricolage sui pavimenti, espositori in ordine sparso, catene da bici, maniglie per porte attaccate al muro fino in alto in alto assieme a corde, cacciaviti colorati, tubetti di colla, stedini, viti, bulloni, bulloncini dorati ferrosi argentati.... Un bancone luuuuuuuuungo, con una parete aaaalta, tutta fitta di mensole che sembravano salire all'infinito. E piene zeppe di scatole quadrate, perfettamente allineate, dove al posto delle etichette avevano appiccicato sopra un esemplare del contenuto.Geniale!

Mi è subito venuta in mennte la Città incantata, di myazaki, dove c'è quella parete immensa pieeena di cassetti, gestita dall'uomo delle caldaie. Presente?

Cavolo che fortuna essere capitata qui!E poi il tutto un po' in penombra, perforza!Con tutto quello che c'è stipato da dove passa la luce?

Ma soprattutto...tre comessi usciti da...boh, tre favole diverse...soggetti incredibili. Un cocainomane, una gianna nannini con la raucedine, e lerch, quello della famiglia adams.

Mentre io mi perdevo a curiosare, completamente stordita e affascinata, l'antropologo panteista si irrigidiva sempre di più: "che posto orribilmente inquietante"(guardandomi con la tipica espressione da antropologo panteista un po' scocciata e un po' sarcastica)

"ma se è stupendo!, Domani vengo e fotografo tutto, bisognerebbe farci un cortometraggio qua dentro, eh Niccolooooòòò?Un po' come le antiche farmacie, tutte di legno e piene di boccette, o le biblioteche settecentesche, o..."

SIGNORINA LE SUE CHIAVI!30 EURO!aaaaaaaaaaaah!

Però ne è valsa la pena.

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